Perché tante persone curano da anni un punto che non è la causa del problema, ma la vittima.
C'è una cosa che faccio fare a tutti i pazienti che entrano nel mio studio con il mal di schiena, prima ancora di guardare le lastre.
Chiedo: indicami con un dito dove ti fa male.
Non con la mano. Con un dito.
E il punto che scelgono mi dice, nella maggior parte dei casi, più di quanto mi dica la risonanza che hanno in mano.
Dove è finito il tuo dito?
Hai indicato proprio la zona tipica dell'articolazione sacroiliaca, il punto in cui la colonna incontra il bacino. È un pattern molto caratteristico da considerare, soprattutto quando il dolore resta sempre dallo stesso lato. Da solo non fa una diagnosi, ma è un indizio che merita attenzione.
Il quadro può essere più lombare che sacroiliaco. Alcuni principi che leggerai sul modo in cui la zona lombopelvica gestisce il carico possono comunque aiutarti a capire meglio cosa osservare.
Un dolore diffuso, che non si localizza e che si accompagna a stanchezza o disturbi del sonno, merita una valutazione medica prima di provare qualsiasi cosa. Fatti vedere.
Se il tuo dito è finito lì, guarda anche questi. Sono le cose che mi sento raccontare più spesso da chi ha quel dolore.
Se ne hai spuntati tre o più, continua a leggere. Il resto di questo articolo parla proprio di quello.
Il percorso tipico lo conosco a memoria.
Fai la risonanza. La risonanza mostra qualcosa: una protrusione, una piccola ernia, una discopatia. Ti viene detto che il problema è quello.
E parte il percorso per l'ernia. Antinfiammatori, fisioterapia, magari le infiltrazioni.
Passano i mesi e quel punto lì continua a farti male esattamente come prima.
Ora ti dico una cosa che in studio dico spesso e che quasi sempre sorprende.
Trovare un'ernia in una risonanza dopo i quarant'anni è comune anche in persone che non hanno alcun dolore.
Le alterazioni dei dischi aumentano con l'età e spesso non danno sintomi. Il fatto che si veda non significa automaticamente che sia lei a farti male.
Quindi può succedere questo: la risonanza mostra un'ernia, l'ernia c'è davvero, ma sta zitta. E il dolore che ti sveglia la notte viene da un altro punto, quello che hai appena indicato col dito.
Curi l'ernia. Il dolore resta dov'è.
L'articolazione sacroiliaca è uno dei punti di passaggio tra la colonna e il bacino. Non deve fare grandi movimenti: deve soprattutto trasferire e gestire carico.
Pensa a cosa succede ogni volta che cammini, ti alzi da una sedia, sali un gradino o resti in piedi: il peso del tronco deve arrivare al bacino e poi passare alle gambe.
Quando la zona lombare è rigida, affaticata o lavora in modo asimmetrico, una parte di quel carico può concentrarsi sempre nello stesso punto.
Ed è proprio lì che molte persone indicano con il dito.
Per questo lavorare soltanto sul centimetro che fa male può dare sollievo, ma non sempre cambia il modo in cui il carico continua ad arrivare fin lì.
La cintura sacroiliaca. Stabilizza la zona e può dare sollievo quando il problema è irritato. Ma lavora soprattutto sul punto finale, non su tutto il modo in cui il carico arriva al bacino.
Le infiltrazioni mirate. Possono ridurre l'irritazione locale. Se però la zona continua a ricevere sempre lo stesso carico, il problema può ripresentarsi.
Le manipolazioni. Possono dare una sensazione di maggiore libertà. Poi torni a camminare, sederti e alzarti: il corpo deve comunque gestire di nuovo quel carico.
Gli esercizi di stabilizzazione. Servono e continuo a consigliarli. Ma funzionano meglio quando non chiediamo alla muscolatura di compensare continuamente una zona già sovraccarica e rigida.
Gli antidolorifici. Possono ridurre il segnale del dolore. Non cambiano da soli il modo in cui la zona lombopelvica distribuisce il carico.
Nessuna di queste cose è necessariamente sbagliata. Il punto è che molte lavorano dove senti il problema; qui vogliamo lavorare anche su come il carico arriva fin lì.
Se il problema è come il carico arriva alla zona sacroiliaca, il ragionamento cambia: non si lavora soltanto sul punto doloroso. Si lavora sulla catena che gli sta sopra e intorno.
Ridurre temporaneamente il carico sulla zona lombare e lombosacrale, così il bacino non deve assorbire tutto nello stesso modo.
Ridurre la rigidità e la tensione muscolare che possono mantenere la zona compressa e poco libera nei movimenti quotidiani.
Lavorare sulla muscolatura paravertebrale perché destra e sinistra partecipino in modo più uniforme alla gestione del carico.
Una sola azione lascia fuori una parte del problema. Qui l'obiettivo è affrontare insieme carico, rigidità e compensazione muscolare.
Scaricare. Rilassare. Riequilibrare. Nella stessa seduta.
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Sostiene la zona lombare e aiuta a ridurre il carico che viene trasferito verso il bacino.
Il calore avvolge la zona e aiuta a rilassare la muscolatura rigida, favorendo al tempo stesso la circolazione locale.
Lavora sulla zona lombare insieme al calore, completando la fase dedicata al rilassamento e al comfort locale.
Stimola la muscolatura paravertebrale sui due lati, la parte che contribuisce a stabilizzare e gestire il carico durante i movimenti.
Si indossa sulla zona lombare, sopra la catena che trasferisce il carico verso il bacino — non direttamente sul piccolo punto doloroso. È questo il senso dell’intera pagina: lavorare a monte del punto che senti.
Sul divano, davanti alla televisione. Quindici minuti.
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La struttura interna sostiene la zona lombare e riduce la sensazione di carico sulla regione lombosacrale.
Il calore e la luce Bio-Wave™ lavorano sulla zona lombare mentre la muscolatura comincia a perdere rigidità.
L'EMS lavora sulla muscolatura paravertebrale di entrambi i lati, completando la seduta sulla parte che contribuisce a stabilizzare e distribuire il carico.
Ho fatto due risonanze in quattro anni e tutte e due dicevano ernia. Ho fatto tutto quello che si fa per l'ernia. Il punto che mi faceva male era sempre lo stesso, sotto a destra, e nessuno me lo toccava mai. Quando ho letto che poteva essere il carico che arriva da sopra ho pensato che era la prima spiegazione che mi tornava. La uso la sera da due mesi. Alzarmi dalla sedia non è più la cosa che rimando.
Portavo la fascia sacroiliaca tutti i giorni da tre anni. Mi teneva su, ma appena la toglievo era uguale. Questa è un'altra cosa, si sente che lavora sopra, sulla schiena, non sul punto dove ho male. All'inizio mi sembrava sbagliato. Poi ho capito il ragionamento. Il dolore girandomi nel letto è la cosa che è cambiata per prima.
Ho quel dolore da dopo la seconda gravidanza e ormai mia figlia ha undici anni. Ho sempre pensato fosse una cosa mia con cui convivere. Il primo mese non ho notato granché, poi mi sono accorta che avevo smesso di sedermi storta. Lo facevo da anni senza rendermene conto ed è stata mia sorella a farmelo notare.
Non ti do i numeri medi della spesa sanitaria italiana. Ti chiedo di fare un conto tuo, sugli ultimi due anni.
Fatto il totale?
Fermati un attimo su quel totale. La domanda non è quanto hai già speso: è se vuoi continuare a intervenire soltanto sul punto doloroso o aggiungere una routine che lavora sulla zona da cui il carico arriva.
Ci sono casi in cui questa non è la risposta, e preferisco dirtelo io.
Non è indicato se hai un pacemaker o un defibrillatore, se sei in gravidanza, se hai una neoplasia in corso o disturbi della coagulazione. In questi casi l'elettrostimolazione è controindicata: non comprarlo.
Parlane prima con il tuo ortopedico se sei stato operato alla colonna o hai una stabilizzazione vertebrale.
Per tutti gli altri, continua.
So che sei già stato fregato. Chi ha quel dolore da anni ha in casa almeno tre cose comprate con speranza e finite in un cassetto.
Hai 90 giorni per usarlo e vedere cosa succede.
Se dopo tre mesi non sei soddisfatto, scrivi all'assistenza e ti rimborsiamo. Senza domande e senza doverti giustificare.
Questa garanzia commerciale si aggiunge al diritto di recesso di 14 giorni previsto dalla legge e alla garanzia legale di conformità di due anni, che restano validi in ogni caso.
Se non ti risolve niente, preferisco che tu ti riprenda i soldi piuttosto che ti resti in un cassetto a ricordarti l'ennesimo tentativo andato male.
La prima. Continui a lavorare sul punto dove fa male. La cintura quando peggiora, l'antinfiammatorio quando non ce la fai, un'infiltrazione ogni tanto. Ti alzi dalla sedia appoggiandoti al tavolo e non ci fai più caso.
Il punto è che, se il modo in cui la zona gestisce il carico non cambia, quel piccolo punto continua a essere chiamato in causa ogni giorno.
La seconda. Provi per 90 giorni ad aggiungere una routine che lavora sulla zona lombare e sul modo in cui il carico viene gestito prima di arrivare al bacino. Quindici minuti la sera, sul divano. E se non ti soddisfa, ti riprendi i soldi.
Non è una scelta drammatica. È solo che una delle due ti costa niente sbagliarla.
Su una cosa insisto: la costanza. Usarla solo nelle giornate peggiori rende molto più difficile capire se questa routine sta davvero aggiungendo qualcosa al tuo percorso.
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Dr. Mario Schillini
fisioterapista
P.S. Se hai fatto il test all'inizio e il tuo dito è finito su quel punto, basso e di lato, adesso sai perché quel punto ti fa male anche se la risonanza parlava d'altro. In 30 anni non ho mai visto qualcuno indicare quel punto per caso.
P.P.S. Se il dolore è da un lato solo, guardati camminare in una vetrina. Potresti accorgerti che scarichi più peso sull’altra gamba senza rendertene conto: e questo nel tempo peggiora lo squilibrio.
P.P.P.S. LumbaRest™ non è in vendita su Amazon né presso altri rivenditori. Se lo trovi altrove, non è l'originale e non ha la garanzia.
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QUESTO È UN MESSAGGIO PUBBLICITARIO E NON UN ARTICOLO DI CRONACA.
AVVERTENZA MEDICA: le informazioni contenute in questa pagina non costituiscono parere medico e non sostituiscono la valutazione o il trattamento da parte di un professionista sanitario qualificato. Il test descritto in questo articolo non è uno strumento diagnostico e non sostituisce una visita. LumbaRest™ non è destinato a diagnosticare, trattare, curare o prevenire alcuna patologia. Se lei o un'altra persona presentate sintomi, consulti il suo medico. Non ignori né rimandi un consulto medico a causa di quanto letto in questa pagina. In caso di emergenza contatti immediatamente il 112 o il suo medico.
I risultati e le esperienze possono variare da persona a persona.